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Cine-Teatro Freccia, la farsa continua.

Sette anni di ritardi e anche la promessa di apertura a febbraio 2026 è stata disattesa. Sul Cine Teatro Massimo Freccia ormai siamo alla farsa. E ci viene quasi da ridere, se non fosse che la questione è estremamente seria per la città.

Dall’inizio della consiliatura il sindaco continua a raccontare una versione dei fatti che non corrisponde alla realtà, annunciando ripetutamente una prossima apertura che puntualmente non arriva. Siamo ormai almeno al sesto annuncio: prima doveva aprire a dicembre 2023, poi l’apertura è stata rinviata a maggio 2024; successivamente si è parlato del primo semestre del 2025. Nel consiglio comunale di novembre il sindaco aveva assicurato che il teatro avrebbe aperto a Natale o al massimo a gennaio. A fine dicembre, sempre in consiglio comunale, l’ennesima promessa: febbraio 2026.

Eppure anche febbraio è passato e del teatro ancora non c’è traccia.

Va ricordato un dato che rende la situazione ancora più grave: l’affidamento alla società privata risale a luglio 2019. Sono passati sette anni e il teatro della città è ancora chiuso. Il punto è che il bando di assegnazione non è stato rispettato. Lo abbiamo detto più volte e lo ribadiamo: davanti a questi ritardi e a queste inadempienze l’amministrazione dovrebbe revocare la concessione e riportare il teatro in mano pubblica, restituendo questo spazio alla collettività.

A dirlo, tra l’altro, era stato lo stesso sindaco Alessandro Grando all’inizio del 2025: «Entro maggio tutto deve essere finito, altrimenti revocheremo la concessione». Parole che oggi suonano come l’ennesimo annuncio rimasto senza seguito. Su una cosa, però, siamo d’accordo con la consigliera Fioravanti, che recentemente ha scritto chiaramente che “la responsabilità dei ritardi è del privato” e non del Covid o dell’aumento dei prezzi. Finalmente qualcuno nella maggioranza ammette ciò che è evidente.

Ricordiamo, inoltre, che su questa assegnazione è stata aperta un’indagine della Corte dei Conti, nata da un esposto presentato dalle opposizioni. Questa vicenda dimostra ancora una volta una cosa: quando si tratta di piani integrati e di nuovo cemento si corre come razzi, quando invece si parla di cultura e servizi per la città, tutto si blocca.

La privatizzazione del teatro si è rivelata un fallimento, comunque vada a finire. Per questo torniamo a chiedere con forza: si revochi la concessione e si restituisca il Cine Teatro Massimo Freccia alla città.

Ladispoli merita un teatro pubblico, vivo e finalmente aperto.