Siamo soddisfatti che il Comune di Ladispoli abbia finalmente formalizzato i primi sei Progetti di Vita previsti dalla Legge 328/2000. È un risultato importante per le persone con disabilità e per le loro famiglie.

I Progetti di Vita individuali, personalizzati e partecipati sono strumenti che mettono al centro la persona con disabilità, costruendo un percorso individuale di sostegno, autonomia e inclusione attraverso il coinvolgimento della persona stessa, della famiglia, dei servizi sociali, sanitari e degli altri soggetti del territorio. Un percorso fondamentale anche nella prospettiva del “Durante e Dopo di Noi”.

Alla luce del comunicato diffuso dall’Amministrazione comunale, nel quale sembra che l’intero percorso sia nato dall’iniziativa dell’ente, riteniamo necessario ricostruire con precisione i fatti e riconoscere il ruolo di chi ha contribuito concretamente ad arrivare a questo risultato.

Questi primi sei Progetti di Vita sono nati dalla determinazione delle famiglie che, dopo anni di richieste e di attesa, hanno deciso di attivarsi in prima persona con l’associazione Il Piccolo Fiore, che giustamente oggi festeggia questo importante traguardo (qui il link al loro comunicato: https://www.facebook.com/share/p/1DKyLNGeco/?mibextid=wwXIfr ). Un percorso costruito con impegno, che ha portato le famiglie ad avvalersi anche di professionisti esterni, sostenendone interamente i costi, per arrivare alla definizione dei Progetti di Vita e sollecitare gli enti competenti a dare attuazione a un diritto previsto dalla legge.

Solo successivamente il Comune di Ladispoli, la ASL Roma 4 e gli altri soggetti coinvolti hanno collaborato al lavoro di rete che ha portato alla sottoscrizione dei primi sei Progetti di Vita.

Non vogliamo togliere meriti a nessuno. Crediamo però sia importante ristabilire la corretta sequenza dei fatti e ricordare un principio fondamentale: i Progetti di Vita sono un diritto e dovrebbero essere promossi e accompagnati dal Comune, non attivati solo dopo che famiglie già impegnate ogni giorno nella cura dei propri cari si sono fatte carico di sollecitare il percorso, organizzarlo e sostenerne anche i costi.

Per anni queste famiglie hanno chiesto che venisse dato seguito a un diritto previsto dalla legge, senza vedere concretamente avviati i percorsi richiesti. L’auspicio è che quanto accaduto rappresenti davvero un punto di svolta e che, da oggi in avanti, nessuna famiglia debba più sostituirsi alle istituzioni per ottenere ciò che dovrebbe essere garantito.