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In arrivo un nuovo polo commerciale davanti Bosco di Palo: l’ennesima cementificazione

Il prossimo 23 giugno il Consiglio Comunale sarà chiamato ad adottare il nuovo Piano Integrato di Punta di Palo. Dietro il linguaggio tecnico degli atti si nasconde una scelta politica molto chiara: realizzare un nuovo polo commerciale all’ingresso nord della città, a ridosso di uno dei quadranti più delicati del territorio comunale e di fronte al Bosco di Palo, area di straordinario pregio ambientale.

La proposta prevede infatti un intervento di quasi 50 mila metri quadrati, con nuove edificazioni per circa 38 mila metri cubi, comprendenti una struttura alberghiera, un impianto sportivo e soprattutto una vasta area commerciale destinata a medie strutture di vendita.

Ed è proprio questo l’aspetto più preoccupante. La componente commerciale rappresenta oggi la parte economicamente più rilevante dell’intervento: circa 17.000 metri cubi destinati ad attività di vendita in un quadrante che già oggi sopporta forti criticità sul piano della mobilità e che negli ultimi anni è stato interessato da ulteriori previsioni commerciali lungo l’Aurelia.

La domanda è semplice: Ladispoli ha davvero bisogno di un altro polo commerciale?

Noi riteniamo di no. Riteniamo invece che questa scelta rischi di produrre nuove pressioni sul traffico, ulteriore consumo di suolo (per di più davanti al polmone verde più grande della città) e nuovi problemi per il commercio di prossimità e per le attività del centro cittadino, che già oggi faticano a competere con le grandi superfici di vendita.

Ma ciò che rende questa vicenda ancora più grave è la sua storia.

Nel 2018 l’Amministrazione Grando aveva deciso di revocare il precedente Programma Integrato presentato dalla società Pezone Costruzioni alla vecchia amministrazione di centrosinistra e di annullare i successivi titoli edilizi. Una scelta che venne poi contestata davanti al TAR.

Con la sentenza n. 8124 del 2019 il Tribunale Amministrativo annullò quei provvedimenti perché gli atti adottati presentavano carenze procedimentali e motivazionali e non avevano adeguatamente valutato gli interessi coinvolti. Lo stesso TAR ha però riconosciuto all’Amministrazione la possibilità di ridefinire le proprie scelte urbanistiche, purché ciò avvenisse attraverso una corretta istruttoria e una chiara individuazione dell’interesse pubblico perseguito.

Proprio dopo quella sentenza il Comune e la società Pezone sottoscrissero un accordo procedimentale, approvato dalla Giunta e firmato nel marzo del 2020. Quell’accordo rappresentava il punto di equilibrio che l’Amministrazione aveva individuato per ridurre l’impatto dell’intervento originario. L’articolo 2 dell’accordo è inequivocabile.

La società si impegnava a presentare una modifica del Programma Integrato che prevedesse una riduzione di circa 50.000 metri cubi (dai quasi 120.000 originari) e il mutamento delle destinazioni d’uso con esclusione delle destinazioni residenziali e commerciali. Non solo. L’intervento veniva orientato verso funzioni ritenute maggiormente compatibili con il territorio:

  • una struttura alberghiera;
  • un impianto sportivo;
  • un edificio destinato a servizi e attrezzature di quartiere;
  • la cessione di aree pubbliche al Comune.

Era questa la soluzione che l’Amministrazione Grando presentava ai cittadini come alternativa al vecchio piano. Oggi, però, scopriamo che quella impostazione viene completamente ribaltata.

La nuova proposta riduce le volumetrie dell’impianto sportivo e della struttura alberghiera, ma reintroduce in modo significativo la componente commerciale, che nel 2020 era stata stralciata.

In particolare, la parte sportiva passa da circa 7.400 a 4.260 metri cubi, l’albergo e attività connesse da circa 22.200 a 16.640 metri cubi, mentre viene inserita una superficie commerciale pari a 17.000 metri cubi per medie strutture di vendita. In altre parole: meno sport, meno ricettività e un bel polo commerciale che prima non c’era. Esattamente il contrario di ciò che l’Amministrazione aveva sottoscritto nel 2020.

La contraddizione diventa ancora più evidente se si considera che nel frattempo il quadrante nord della città è stato interessato da ulteriori previsioni commerciali lungo l’Aurelia, attraverso i piani particolareggiati adottati nelle aree del km 37,7 e del km 38.

Se nel 2020 il Comune riteneva necessario escludere le destinazioni commerciali per ridurre l’impatto dell’intervento, oggi dovrebbe spiegare ai cittadini per quale ragione, a fronte di una pressione commerciale ancora maggiore, si scelga invece di fare della funzione commerciale l’elemento centrale del nuovo piano.

È questa la domanda politica alla quale l’Amministrazione deve rispondere.

  • Qual è l’interesse pubblico che giustifica questa scelta?
  • Quale analisi è stata svolta sull’impatto sul commercio locale?
  • Quale valutazione è stata effettuata sui flussi di traffico?
  • Quale coerenza esiste tra questo nuovo polo commerciale e la tutela del Bosco di Palo?

Per anni il Sindaco Grando ha costruito parte del proprio consenso promettendo di fermare gli eccessi della pianificazione del passato e di ridurre gli interventi più impattanti. Oggi assistiamo all’ennesimo cambio di rotta.

Dopo aver contestato il vecchio Programma Integrato nella campagna elettorale del 2017, dopo aver firmato un accordo che escludeva espressamente le destinazioni commerciali, la stessa Amministrazione torna in Consiglio Comunale proponendo un progetto nel quale proprio la funzione commerciale diventa il cuore dell’intervento.

Noi voteremo contro. Perché crediamo che Ladispoli abbia bisogno di una visione diversa, fondata sulla tutela del territorio, sulla valorizzazione delle proprie risorse ambientali e sul sostegno alle attività economiche locali, non sull’ennesima espansione commerciale a ridosso dei uno dei luoghi più delicati e preziosi della nostra città.